Le terre

Lungo il fondovalle si trovano dodici villaggi posti più o meno a un chilometro l’uno dall’altro. Sono chiamati “terre”, da cui il nome di “terrieri” per gli occupanti. I nuclei si presentano, generalmente, come gruppi compatti di case e stalle costruite secondo schemi dettati dalle necessità del lavoro quotidiano e dalla configurazione del terreno, con dimensioni modeste, semplicità e funzionalità essenziali. In complesso, hanno mantenuto quasi intatto il loro aspetto primitivo. La mancanza di una strada carrozzabile in Bavona (fu costruita dopo il 1950) e dell’elettricità (eccettuata la Terra di San Carlo) ha senz’altro contribuito alla conservazione del mondo rurale in questa valle.

Fanno parte del paesaggio costruito anche le campagne circostanti gli abitati. In Val Bavona l’uomo ha trovato un suolo troppo ripido, sassoso, ostile e ha dovuto addomesticarlo. I pendii trasformati in sòstene per la campicoltura, i prati ricavati tra i macigni, i muri di cinta e le callaie (decine di chilometri di muri) sono il frutto di secolari fatiche. I prati di oggi erano una volta campi di segale, miglio, patate e canapa (quest’ultima coltivata per la fibra che dava il filo da tessere e spaghi per i peduli).

I coltivi attorno ai nuclei erano ben più estesi un tempo e il numero degli edifici era proporzionato alla loro superficie. Se oggi si nota una sproporzione tra l’entità del nucleo e il verde che lo circonda, vuol dire che campi e prati sono stati travolti dal fiume in piena (come si nota a Mondada, Ritorto, Foroglio e Bolla) o sepolti dalle frane, come è capitato a Fontana nel 1594 e a Faedo nel 1992.

Mondada
Il primo nucleo, Mondada, appare come una schiera di case in bilico sulla ripida scarpata. La situazione odierna non corrisponde a quella primitiva; infatti il terreno ai piedi dell’abitato è stato eroso da una violenta piena del fiume (o del torrente Larèchia) avvenuta in tempo assai lontano. Il pendio a monte del nucleo è stato sistemato a terrazzi con poderosi muri di sostegno, per permettere la campicoltura.

Fontana
Il villaggio di Fontana è il più esteso in Val Bavona. Case e stalle sistemate a gradoni, seguendo le pieghe del terreno, sono sorte in compagnia di grossi macigni che i terrieri hanno ingegnosamente utilizzato per cantine, ovili e prati pensili. Anche Fontana è stata una terra disastrata da una gigantesca frana. Per ricordare la sciagura, a pochi passi dalle case, su un masso è stata incisa una frase lapidaria: “GIESU MARIA + 1594 + QUI FU BELA CAMPAGNIA”.

Alnedo
Albedo (terra degli alni che forma frazione con Sabbione) è un piccolo nucleo con case e stalle per tre famiglie, poiché il terreno coltivabile era scarso. È un cascinale caratteristico, ben conservato, che si spera non venga soffocato dal bosco sempre più invadente.

Sabbione
Gli edifici di Sabbione, ai margini della breve campagna, si trovano a ridosso di enormi massi sotto i quali sono state scavate numerose cantine. Una spelonca ha persino trovato il nobile impiego di locale per il telaio. Anche a Sabbione si trova una delle più antiche case con loggiato sul lato di gronda.

Ritorto
Ritorto si distingue per la compattezza dell’abitato. Case e stalle sono sorte come in simbiosi con i macigni che hanno sicuramente contribuito a difendere il nucleo dalle alluvioni. Il fiume, infatti, ha ripetutamente devastato la bella campagna che si stendeva tra Foroglio e Ritorto: sono scomparsi prati e mulini, ma le case di Ritorto, arroccate ai blocchi, sono rimaste intatte. Nel greto ghiaioso sono poi cresciuti solo frassini e ontani e il villaggio è rimasto orfano della campagna.

Foroglio
L’abitato di Foroglio è sistemato ai piedi di un ripido pendio morenico. Tra gli edifici stretti attorno alla chiesa si notano case con ampio loggiato sul frontespizio e due interessanti torbe adibite ad abitazione. Le stradette del nucleo sono state lastricate con cura. Foroglio è meta frequentatissima dai turisti, attirati soprattutto dalla cascata del torrente Calnègia che, con la valle omonima alle spalle, forma uno scenario molto suggestivo.

Roseto
A Roseto le case fanno blocco attorno all’oratorio che risalta con la candida facciata sormontata dal campaniletto a vela. Qui, come del resto in tutte le altre terre, la chiesetta, considerata edificio sacro e di proprietà comune, ha avuto le maggiori attenzioni dei terrieri. Vi si nota l’espressione di una religiosità profondamente radicata.

Fontanellata
L’abitato di Fontanellata ha una sistemazione insolita in Val Bavona. Le case sono infatti disposte a semicerchio attorno ai prati e furono costruite ignorando l’orientamento solare (sono rivolte addirittura a nord), per fare in modo di guardarsi e comunicare direttamente gli uni con gli altri, per sentirsi più vicini e convivere.

Faedo
Faedo, di fronte a Fontanellata, è diviso in due gruppi, con l’oratorio che sta in mezzo come anello di congiunzione. Le sue case guardano all’altra sponda del fiume ed erano  in contatto visivo con quelle di Fontanellata, quando non c’erano alberi frammezzo, per cui i due nuclei costituivano una sola comunità. La Terra è stata brutalmente devastata dallo straripamento del riale che scende dalla Valle di Foioi, alluvione che il 31 agosto 1992 ha causato due morti e la distruzione di 13 edifici. L’impegno comune ha in parte curato le ferite più profonde e ridato una parvenza di tranquillità al villaggio (visualizza immagini alluvione ).

Bolla
Bolla deve essere stata una terra con tanto verde attorno, ma oggi è ridotta a una radura circondata dal bosco. La rovina è giunta a più riprese dall’alto, con il torrente della Gru che ha travolto case e stalle. Il fiume ha poi devastato tutta la campagna. Sono rimaste alcune case (per lungo tempo nella melma) con la chiesetta che è tra le più belle in Bavona.

Sonlerto
Il grosso nucleo di Sonlerto è stato costruito letteralmente a cavallo di una frana ciclopica che sbarrava la valle. In questa località, più che altrove, i bavonesi hanno dovuto sormontare grandi difficoltà per insediarsi costruendo tra i macigni.

San Carlo
San Carlo ha gli edifici in ordine sparso lungo la campagna, con una sistemazione diversa da quella delle altre terre bavonesi. Ciò è dovuto al fatto che qui si sono insediati, nel XVII secolo, i terrieri provenienti da Prèsa (terra abbandonata causa la minaccia di scoscendimento), quando era già in atto la transumanza annuale da Bignasco. Tra i ruderi del nucleo di Prèsa sono state salvate da sicura rovina alcune case torri (2009). Vi si trova pure l’oratorio con affreschi datati del 1524.