A Cevio un’indimenticabile serata dal grande pathos

Nell’ambito della rassegna su Plinio Martini tutto esaurito per la lettura scenica de Il fondo del sacco

A Cevio un’indimenticabile serata dal grande pathos

I centocinquanta “privilegiati” che hanno gremito il Centro Silarte di Cevio, lo scorso 19 marzo, non si scorderanno facilmente questo evento teatrale, secondo appuntamento della rassegna “Cantore di ieri, scrittore di oggi” dedicata al quarantesimo dalla scomparsa di Plinio Martini. Protagonisti assoluti della serata, insieme all’autore valmaggese e alla sua opera, l’attrice Margherita Saltamacchia, che ha curato la riduzione, l’adattamento e la regia della trasposizione scenica e il fisarmonicista-percussionista Daniele Dell’Agnola, autore delle musiche originali. Il nuovo spettacolo, prodotto dal Teatro Sociale di Bellinzona, è stato proposto a Cevio in prima assoluta, dopo la lettura de Il fondo del sacco durante tre serate pubbliche al Sociale di Bellinzona nel 2017 e l’assaggio in Gran Consiglio in onore di Pelin Kandemir Bordoli.

A nome degli organizzatori Giancarlo Verzaroli ha introdotto l’evento, salutando con piacere la sala affollata a testimonianza del vivo interesse – e del grande affetto - che Plinio Martini suscita ancora oggi. Verzaroli ha voluto ricordare il suo privilegio, cioè quello di aver potuto più volte far leggere e apprezzare Il fondo del sacco in ambito scolastico e ha poi sottolineato la bella collaborazione tra le “anime” dell’anniversario martiniano (Fondazione Valle Bavona, Museo di Valmaggia, Associazione Leggere e Scrivere e Famiglia Martini), le quali non rendono solamente un doveroso omaggio al grande autore ma pure a tutta la comunità, innamorata della propria cultura e del proprio territorio.

Ma veniamo alle emozioni, che hanno trionfato dal primo all’ultimo degli ottanta minuti di lettura scenica. Come tanti (non tutti!) sanno Il fondo del sacco di Plinio Martini -pubblicato per la prima volta nel 1970- racconta la vita di Gori, un giovane che vive tra Cavergno e la Val Bavona, abbagliato come molti all’inizio del secolo scorso dal sogno americano. A vent’anni il giovane decide di lasciare tutto (la famiglia, la sua terra e l’amata Maddalena) per cercare fortuna in California. Martini affida la narrazione a un’unica voce, quella di Gori, che inizia il suo racconto dal ritorno a casa, dopo una vita vissuta in America a guadagnarsi il pane “non senza aver passato un giorno privo di malinconia per la sua terra. Una storia scritta per vuotare un sacco appesantito dalla fatica di una vita, ma fatto anche di buono perché a essere giusto devo dire che abbiamo avuto anche di quello”. All’autore è riconosciuto uno stile neorealista, un verismo neoverghiano, capace di creare una lingua popolar-territoriale e di giungere al lettore direttamente dal racconto orale e dal parlato quotidiano. Un privilegiato contatto diretto tra noi e Gori, che l’autore valmaggese ci ha saputo regalare; “…come se il racconto fosse raccontato – direttamente dal protagonista – in una serata d’osteria a Cavergno”. Il fondo del sacco merita di essere letto per parecchi motivi: la descrizione delle nostre valli e dei sacrifici di coloro che le vivevano agli inizi del secolo scorso, l’emigrazione e le sue illusioni… spesso tradite, le storie d’amore brutalmente interrotte, la fatica di vivere, la ricerca di sé e della propria felicità, il ritorno alle origini.

La bravissima Margherita Saltamacchia, delicatamente accompagnata dall’ispirato Daniele Dell’Agnola, ha saputo incastonare un’ulteriore perla al gioiello martiniano: al realismo delle parole dell’autore (riportate fedelmente) ha aggiunto un intimismo da togliere il fiato. Sembrava quasi impossibile, eppure ci è riuscita. Ci siamo così potuti avvicinare, fino a toccarlo con mano, a Gori, al suo vissuto, alla sua intimità, alle sue emozioni. E accanto a lui hanno preso vita, caratterizzati con talento e accortezza, l’amata Maddalena, Don Giuseppe, la madre, l’avido Rocco e altri personaggi del romanzo. Saltamacchia ha tenuto il palco per ottanta minuti, ritmando e interpretando la lettura a seconda della situazione, del momento della storia, dello stato d’animo del protagonista o del suo interlocutore. Il tutto con grande rispetto per le parole di Martini, mai travisate ma trasmesse attraverso l’umana emotività di Gori. E Dell’Agnola ha accompagnato con passione, sempre in sintonia con le parole, musica in simbiosi con il testo. Una magia. Un tripudio.

Posso solo augurarmi che questa lettura scenica continui con altre repliche perché porta il romanzo dritto al cuore e all’anima dello spettatore. Infatti sfido chiunque a negare di aver trattenuto una lacrima negli ultimi minuti di spettacolo, quando Margherita ha letto e interpretato – con il talentuoso pathos che ha contraddistinto tutta la sua lettura - il primo ritorno di Gori a Cavergno, dopo aver appreso della morte dell’amata Maddalena. Ad attenderlo, appartata dalla folla, l’anziana madre “Sei venuto Gori, sei venuto”, e a un certo momento le scappò fuori “Sei venuto lo stesso”. Così stemmo un bel pezzo abbracciati a piangerci addosso perché in mezzo a noi due c’era ancora Maddalena.

E alla fine applausi e ancora applausi e fiori, meritatissimi fiori, per attrice e musicista. A seguire, da parte degli organizzatori, i ringraziamenti al pubblico, ai collaboratori, agli sponsor, all’editore Casagrande per la pubblicazione della nuova edizione commentata del libro Il fondo del sacco che sarà un vero piacere riguardare o leggere per la prima volta. 

Andrea Sartori, un privilegiato