Fondazione Valle Bavona
Roseto

Valle alpina tra le più ripide e selvagge

La Valle Bavona si apre a nord-ovest di Bignasco e Cavergno, come profondo solco nella catena alpina, con un profilo a U che ne indica l'origine glaciale. Valle stretta, con i versanti dalle pareti rocciose che si drizzano in verticale per centinaia di metri, nude e minacciose. Gigantesche frane hanno formato una sequela di conoidi ripidi e pietrosi, con macigni grossi come case rotolati in basso a ingombrare il terreno e ostacolare il corso del fiume, fattosi tormentato e violento. Queste sono le caratteristiche dominanti nella valle dove l'uomo si è insediato ed è riuscito a costruire dei nuclei che hanno raddolcito un ambiente selvaggio. 


L'intero territorio si estende su 124 km2 di superficie tutta montagnosa. Il fondovalle che va da Cavergno (450 m s. m.) a San Carlo (950 m s.m.) è una striscia lunga una decina di chilometri che occupa 14 km2, cioè la decima parte del territorio. I terreni coltivati rappresentano soltanto l'1,5% della superficie totale, mentre ben il 70% del suolo è assolutamente improduttivo. Questi dati estremi mettono in evidenza la povertà della Bavona.

Sabbione

Da quando è popolata

Gli insediamenti umani in Valle Bavona risalgono ad un'epoca assai antica, ma è difficile stabilire quando ebbero inizio. I primi abitanti trovarono certamente un paesaggio meno disastrato di quello che si vede oggi e vi presero dimora fissa vivendo in condizioni difficili, tuttavia non dissimili da quelle in cui si viveva in Val Rovana o in Val Lavizzara in quei tempi lontani. Si può comunque affermare con certezza che la popolazione stabile resistette in Bavona fin verso il 1500, in seguito, i troppi disastri naturali con il conseguente degrado ambientale e le condizioni di vita divenute inaccettabili causarono l'esodo della gente che si è ritirata a poco a poco per stabilirsi definitivamente a Cavergno e a Bignasco, mantenendo la Bavona come retroterra da occupare durante la bella stagione.

A partire dal XVI secolo ebbe dunque inizio la faticosa transumanza con lo spostamento di bestie e uomini, dal villaggio alla valle e fin sugli alpi, ripetuto ogni anno. Transumanza che si è protratta fino a metà del nostro secolo e che perdura ancora oggi per i pochi superstiti rimasti legati alla pastorizia.

Prèsa

Come altre vallate dell’arco alpino la storia della Valle Bavona è profondamente segnata dalla transumanza. In Val Bavona questo metodo di vita, che seguiva lo svolgersi delle stagioni, è ancora oggi ben leggibile unitamente alle vestigia lasciate dall’uomo.
La creazione del percorso didattico della transumanza vuole trasmettere alle future generazioni un messaggio misto di storia, cultura e di impressionanti esempi di adattamento alla natura e agli ambienti che in nessun modo agevolavano l’operare dell’uomo.
Il percorso didattico ha inizio nei villaggi di Bignasco e di Cavergno e, in tappe successive, porta l’escursionista lungo il fondovalle bavonese sino alla Terra di Foroglio, proseguendo a Pontido, lungo la Val Calnegia, sino ai corti alti degli alpeggi della Crosa e di Formazzolo a oltre duemila metri di altitudine.
La Val Calnegia, valle secondaria che si apre sul versante orografico destro della Bavona, ben si presta a questo scopo in quanto, tra le diverse vallette che solcano il territorio, è di facile accesso.

Fontanellata